Questi professionisti sono spesso le persone più vicine all’anziano. I primi lo sono per ovvii motivi: gli acciacchi aumentano con l’età. Gli studi dei medici di famiglia, d’inverno, sono zeppi di vecchi che confidano a cani e porci le loro malattie, dichiarano gli esami diagnostici cui si sono sottoposti, elencano le medicine prese. Compilano anche aggiornati elenchi dei medici di fiducia, di cui conoscono pregi e difetti. I dottori più gettonati sono quelli che prescrivono molti esami e medicine, e che non si dispiacciono di visitare a casa i malati, qualora ve ne sia la necessità. C’è però da dire che, per quanto bravo, il medico di famiglia non sempre accontenta l’esigente anziano, che talora impiega la pensione dividendola equamente tra lotterie e specialisti. La signora Carla, splendida sessantenne fresca di parrucchiere e d estetista, ritratto della salute, intrattiene amici e conoscenti con le sue epiche avventure in campo medico. La cara signora lamenta i malanni più peregrini, è stata vittima di incredibili diagnosi sbagliate, finché non si è rivolta a qualche luminare costosissimo ( si sa, i più bravi sono i più cari) che le ha dato un po’ di sollievo. Ma altri esotici mali l’attendono al varco… Carla riesce così ad essere sempre al centro dell’attenzione, lenendo la sindrome del nido vuoto, da quando i due figli hanno lasciato la sua casa, senza darle nemmeno un nipote .
Chi sta veramente male, talvolta, deve fare l’orribile esperienza del ricovero in ospedale. Non sto ad elencare le innumerevoli iatture che colpiscono il degente: le sveglie a ore antelucane, il cibo sciapo, la compagnia di pazienti fuori di testa…Si corre il rischio di essere del tutto sopraffatti. Occorre quindi premunirsi: al momento del ricovero bisogna pretendere la Carta dei Servizi ( da leggere accuratamente) per vedere rispettati i propri diritti . Se qualche infermiere maleducato osa darvi del “ tu” e chiamarvi nonno, rispondete con una delle seguenti frasi: “ Se avessi la disgrazia di essere suo nonno l’avrei affogata nel cesso quando era piccolo!” “ Non mi risulta che abbiamo frequentato insieme lo stesso bordello” “ Protesterò per questo suo atteggiamento irrispettoso con il caro Pierfrancesco ( nome di battesimo del direttore generale dell’ASL)” C’è da dire, a parziale discolpa degli infermieri poco pazienti, che alcuni anziani ce la mettono tutta per irritarli: si attaccano al campanello come il naufrago alla zattera, pretendono di consultare il menù all’ora dei pasti e trattano da puttane le infermiere ( diamine, qualcuna lo è, ma non generalizziamo!
Gli ospedali sono infestati da losche figure da evitare fingendo deliri e crisi isteriche : la Dama nullafacente che si sente così buona a visitare i derelitti, il Frate perennemente allegro anche alla presenza dei moribondi, perché pensa di doversi dimostrare dotato di santa letizia, neanche fosse il Poverello di Assisi, il Prete in caccia di pecorelle smarrite. Non avete tempo di intrattenervi con questi pittoreschi individui perché siete impegnati nella ricerca della verità. Sì: la vostra cartella clinica è custodita gelosamente dai medici neanche fosse il Santo Graal, nessuno vi dice cosa avete effettivamente e della vostra malattia ne parlano ai vostri figli e nipoti, trattandovi da vecchio rincoglionito. Se abitate in una cittadina del vostro stato di salute , però, sono perfettamente edotti la signora Pina, madre del tecnico radiologo che vi ha fatto le lastre, il signor Piero, marito dell’infermiera di notte, e i coniugi Rossi, genitori di un giovane medico del reparto in cui siete ricoverato. Ben presto tutta la comunità, tranne voi, conosce diagnosi e cure della vostra malattia, e le vostre condizioni, di bocca in bocca, si aggravano sempre più, tanto che i vostri acerrimi nemici vengono a trovarvi ghignando e il vicino che da anni vi chiede di vendergli un appezzamento di terra vi sollecita ancora una volta, sospirando ipocritamente: “ Tanto, ormai, dietro non te lo puoi portare…” Per fortuna i profeti di sventura spesso non ci azzeccano: mi è capitato di vedere un arzillo vecchietto, abbronzato, che pedalava in bicicletta: era lo stesso che, a detta dei soliti gufi , sarebbe stato “ aperto e richiuso” e dato per spacciato un anno fa. Non appena la nostra salute s’incrina, ecco i parenti che ci chiedono ipocritamente se abbiamo “ messo tutto a posto”, e non intendono i piatti o gli armadi, no: alludono alle nostre proprietà, ai gioielli di famiglia e al nostro affezionato bassotto. Rassicuriamo l’indiscreto interlocutore con un ambiguo “ Ho fatto quanto dovuto”, senza dare spiegazioni. Ma in questo campo compare la mefistofelica figura dell’avvocato, di cui tratterò in seguito.
L’avvocato, purtroppo, è un professionista con cui tutti, prima o poi hanno a che fare. Deve essere però usato come una potente medicina: solo nei casi di effettiva necessità. Famiglie, condomini, interi paesi sono stati rovinati dal ricorso smodato all’avvocato senza scrupoli. E’ facile che gli anziani caschino nella trappola dell’avvocatucolo famelico: basta che una matrona affermi, tutta tronfia, nella sala d’aspetto del suo medico: “ Ma quel prepotente l’ho sistemato io: gli ho fatto scrivere una lettera dall’avvocato Rossi” che tutti i vecchi presenti si sentiranno rosi dall’invidia e vorranno consultare il leguleio, di cui tutto il paese si fida in quanto la sua famiglia è nota da generazioni, fin da quando i suoi trisnonni penzolavano dagli alberi. Accade così che gli insani vegliardi, coadiuvati dall’avvocato, intentino cause per i motivi più futili: al vicino per un diritto di passaggio, ai cugini per una eredità contesa, addirittura al mandriano le cui mucche un dì sono evase e si sono satollate dei cavoli degli orti limitrofi alla stalla. Inutile cercare di far ragionare il fanatico della legge, ricordandogli le lungaggini della giustizia, il costo della lite, le noie e gli odi che tutta la faccenda gli procura: egli gode nel “ farsi rispettare”, nell’accordarsi col legale, che solletica la sua vanità. Una causa è un’occupazione impegnativa e prestigiosa, di cui il vecchio può parlare con amici e conoscenti lamentandosi della controparte imbrogliona, dei testimoni spergiuri e dei giudici iniqui. Intanto le aule dei tribunali sono intasate e gli Azzecca – garbugli locali ingrassano.